Nel settore degli imballaggi, l’EPE, conosciuto anche come polietilene espanso, viene ampiamente utilizzato per produrre inserti protettivi, vassoi, angolari e materiali ammortizzanti grazie alle sue proprietà antiurto.
Per i produttori, tuttavia, le operazioni di taglio e sagomatura generano inevitabilmente grandi quantità di sfridi in PE: materiali voluminosi, leggeri, difficili da stoccare e costosi da trasportare, che possono occupare rapidamente lo spazio produttivo.
Per ridurre l’accumulo dei rifiuti, migliorare l’utilizzo dello spazio e recuperare gli sfridi, le aziende scelgono generalmente una delle tre principali soluzioni per riciclare il polietilene espanso. Tuttavia, investimenti, complessità e ritorni economici possono variare notevolmente.

Tre metodi comuni per lo smaltimento dei materiali in EPE
Soluzione A: linee di pelletizzazione per schiuma EPE per il riutilizzo interno
Molti produttori di grandi dimensioni installano linee di pelletizzazione direttamente nello stabilimento. Gli sfridi vengono triturati e compattati, trasportati tramite nastro in un silo e successivamente inviati alla linea di granulazione.
I granuli ottenuti possono essere reintrodotti nel processo produttivo degli imballaggi in PE.
Questa soluzione offre un elevato livello di circolarità, consente un maggiore controllo sulla materia prima e può ridurre i costi di approvvigionamento. Tuttavia, richiede un investimento iniziale elevato, una gestione più complessa e una manutenzione regolare delle linee di pelletizzazione per schiuma EPE.
Soluzione B: utilizzare un trituratore di polietilene e vendere il materiale macinato
Gli sfridi di grandi dimensioni possono essere ridotti in frammenti più uniformi mediante un trituratore di polietilene e successivamente raccolti in sacchi.
Questa soluzione richiede un investimento contenuto ed è semplice da implementare. Tuttavia, il materiale triturato rimane relativamente voluminoso, l’efficienza del trasporto è limitata e il prezzo di vendita è generalmente inferiore rispetto a quello dei blocchi compattati o dei granuli riciclati.

Soluzione C, consigliata da GREENMAX: compattare l’EPE e decidere successivamente se venderlo o lavorarlo
Una bricchettatrice per EPE può trasformare gli sfridi sfusi in blocchi compatti, raggiungendo un rapporto di riduzione volumetrica di 50:1 o 90:1, a seconda della tecnologia utilizzata.
I blocchi compattati occupano meno spazio, sono più semplici da trasportare e presentano generalmente un valore di vendita superiore rispetto al materiale semplicemente triturato.
L’investimento richiesto per un compattatore per polietilene espanso è leggermente superiore rispetto a quello di un trituratore di polietilene, ma rimane nettamente inferiore al costo di una linea completa di pelletizzazione.
Se in futuro l’azienda desidera realizzare un ciclo chiuso, il compattatore può essere collegato a un pelletizer o a una linea di granulazione. In questo modo, la bricchettatrice per EPE continua a essere utilizzata anche dopo l’ampliamento del sistema.
Considerando investimento, facilità di gestione e valore del materiale recuperato, il compattatore per EPE rappresenta spesso la soluzione più conveniente per riciclare il polietilene espanso nelle aziende di imballaggio.

GREENMAX Z-C200 per la produzione continua di sfridi in EPE
Negli stabilimenti in cui gli sfridi vengono prodotti in modo continuo e in grandi quantità, il compattatore per EPE GREENMAX Z-C200 offre una soluzione adatta allo smaltimento dei materiali in EPE.
La macchina combina la compressione meccanica a vite con un trattamento termico superficiale. Questo processo riduce il ritorno elastico dell’EPE dopo la compattazione, mantenendo allo stesso tempo un consumo energetico contenuto.
Poiché il materiale viene densificato principalmente tramite pressione meccanica, le sue proprietà fisiche rimangono sostanzialmente invariate, facilitandone la vendita o la successiva granulazione.
· Elevata capacità produttiva: circa 200 kg/h, adatta alle esigenze quotidiane di stabilimenti di medie e grandi dimensioni.
· Manodopera ridotta: generalmente è sufficiente un solo operatore per alimentare la macchina e sistemare i blocchi compattati.
· Possibilità di ampliamento: il sistema può essere collegato successivamente a una linea di granulazione per realizzare gradualmente un ciclo chiuso e riciclare il polietilene espanso internamente.
· Configurazione personalizzata: GREENMAX può fornire layout, progettazione e costruzione dell’impianto in base agli spazi, ai flussi produttivi e al metodo di alimentazione del cliente.
· Monitoraggio Industria 4.0: il compattatore per polietilene espanso può essere collegato alla rete per controllare lo stato operativo, regolare i parametri di compressione e analizzare i dati di produzione, mantenendo più stabile la qualità dei blocchi.

Case study di avviamento: come evitare la fusione superficiale durante la ricerca di una maggiore densità?
Durante un progetto di smaltimento dei materiali in EPE, un cliente GREENMAX desiderava ottenere blocchi compattati con una densità più elevata.
Nella fase iniziale di collaudo, tuttavia, il trattamento termico superficiale durava troppo a lungo. La temperatura del blocco aumentava eccessivamente, causando una parziale fusione della superficie e riducendo la stabilità del prodotto finale.
Dopo l’arrivo in stabilimento, gli ingegneri GREENMAX hanno effettuato tre regolazioni principali.
1. Impostazione a 140 °C, senza attendere il raggiungimento completo della temperatura
Durante l’utilizzo del compattatore per EPE, è consigliabile iniziare l’alimentazione quando il componente termico raggiunge circa 100–120 °C.
In questo modo, quando il materiale arriva nella sezione di trattamento superficiale, la temperatura si avvicina gradualmente ai 140 °C impostati, evitando il surriscaldamento della superficie.
2. Regolazione del ciclo di compressione in base all’elevata elasticità dell’EPE
Il tempo di discesa della piastra situata all’uscita è stato aumentato a 4 secondi.
Questa regolazione permette di comprimere maggiormente il materiale prima del trattamento termico superficiale, migliorando la densità e la stabilità del blocco.
3. Regolazione della velocità della vite
La velocità della vite è stata regolata a 20 giri/min, creando un migliore equilibrio tra alimentazione, compressione e formatura del materiale.
Dopo un’ora di funzionamento continuo, il processo per riciclare il polietilene espanso è risultato stabile.
· Sezione del blocco: circa 380 × 380 mm
· Lunghezza: circa 1 m
· Peso: circa 30 kg
· Risultato: densità e aspetto conformi alle aspettative, senza problemi di fusione superficiale
Di seguito è possibile vedere il video della macchina in funzione dopo le regolazioni effettuate presso lo stabilimento del cliente:
Consiglio per i produttori di imballaggi: prima compattare e valorizzare, poi scegliere tra vendita e ciclo chiuso
Un compattatore per EPE GREENMAX può essere una scelta adatta se gli obiettivi dell’azienda sono:
1. ridurre lo spazio occupato dagli sfridi e la frequenza dei ritiri;
2. contenere i costi per lo smaltimento dei materiali in EPE;
3. aumentare il valore di vendita e l’efficienza del trasporto;
4. predisporre il sistema per un futuro riutilizzo interno del materiale riciclato.
Iniziare con un compattatore per EPE significa generalmente affrontare un investimento più controllabile e ottenere un ritorno economico più chiaro.
È inoltre un passaggio concreto per trasformare gli sfridi da semplice rifiuto da smaltire a materiale recuperato standardizzato, vendibile e tracciabile, accompagnando l’azienda dal trattamento dei rifiuti alla gestione professionale delle materie prime seconde.


